CONSEGNA DPI

 

Dopo Pasqua, per volontà del governatore della Toscana Rossi, diventerà obbligatorio per tutti i cittadini toscani indossare i dispositivi di sicurezza previsti a seguito dell’emergenza covid-19, naturalmente durante il tempo speso fuori casa.

 

Il comune di Capannori, guidato dalla giunta Menesini, già a partire dal 7 marzo ha iniziato la distribuzione di mascherine alle famiglie residenti nel suo territorio nella misura di due a ciascuna persona.

 

consegna DPI a Capannori

consegna DPI a Capannori

 

Saranno 90.000 le mascherine totali consegnate a Capannori fino al giorno dell’obbligatorietà riguardo al loro utilizzo. Fatto da rimarcare è l’assoluta gratuità del servizio, il che, considerando l’aumento (ingiustificato e ingiustificabile) dei prezzi riscontrato da molti nell’acquisto di tali dispositivi in farmacia, rappresenta un gesto di evidente buona volontà da parte della regione nel tentativo di arginare una situazione impensabile fino a poco tempo fa.

 

L’idea di rendere obbligatorio l’utilizzo dei DPI va ricondotta alla riapertura graduale delle attività, prevista, ipoteticamente, a partire da metà maggio.

 

Entrando nella fase 2 dell’emergenza le mascherine diventano strumento indispensabile, ogni cittadino dovrà abituarsi all’idea di utilizzarle per un tempo al momento non quantificabile.

 

La nostra azienda ha ricevuto i DPI giovedì 2 aprile, è quindi nostra intenzione ringraziare chi ha permesso questa consegna, dalla giunta Menesini alla protezione civile che l’ha materialmente effettuata.

 

consegna DPI a Capannori

consegna DPI a Capannori

 

QUANDO FINIRA’ DAVVERO L’EMERGENZA COVID-19?

 

Nei giorni difficili di quarantena legata all’emergenza coronavirus diventa normale per le persone aggrapparsi alle notizie di tg e giornali, nel tentativo di capire quando finirà davvero tutto questo.

 

La situazione, inutile specificarlo, è grave. Allo stato attuale non esiste un vaccino né una cura intermedia capace di bloccare sul nascere la malattia o vincerla una volta contratta.

 

Un vaccino, fatto velocemente, solitamente richiede un periodo di tempo variabile dall’uno ai due anni per essere commercializzato, questo perché i passaggi che precedono la diffusione sono:

 

  • la scoperta di un vaccino che guarisce gli animali affetti dalla tal malattia;
  • l’adattamento (sempre che sia possibile) all’uomo;
  • la sperimentazione sull’uomo;
  • la verifica degli effettivi risultati;
  • l’approvazione ufficiale della comunità scientifica;
  • commercializzazione;

 

Data la portata dell’emergenza, la quantità di persone che sta lavorando per trovare la cura al covid-19 fa sperare che i tempi siano più rapidi del normale.

 

emergenza covid-19

emergenza covid-19

 

Intanto sarebbe importante trovare un farmaco, tra quelli già in commercio, in grado di attenuare gli effetti del covid-19, rallentandone la diffusione. Ci sono sperimentazioni in corso che richiedo un periodo di tempo minimo per essere validate.

 

Le misure restrittive prese mirano ad abbassare innanzitutto la curva dei nuovi contagiati, nella speranza di arrivare il prima possibile a zero. Questo permetterebbe di definire zone rosse con certezza, permettendo una gestione più semplice degli ammalati.

 

Il problema attuale è legato, infatti, soprattutto alla quantità di posti letto disponibili nei reparti di terapia intensiva che, nel nord Italia, sono finiti da tempo, tanto che si è dovuto pensare di ricavarne di nuovi allestendo campi di cura militari in luoghi vari, dagli spazi aperti alle navi da crociera.

 

emergenza covid-19

emergenza covid-19

 

La gestione dei numeri è un problema primario, basti pensare che i contagiati ufficiali sono una quantità estremamente inferiore rispetto a quelli reali, questo per un discorso di pura logica, un contagiato, per essere definito tale, deve risultare positivo al tampone, non solo, può fare il test risultando negativo e contrarre il virus nei giorni successivi. Difficile anche trovare gli asintomatici che in quanto tali non mostrano sintomi apparenti, potendo quindi fungere da veicolo di trasmissione (per quanto non è ancora chiaro se gli asintomatici trasmettano o meno il coronavirus).

 

Supponendo che ci vogliano ancora 2 mesi per trovare una cura almeno in parte efficace, considerando l’obiettivo di abbassare in modo drastico il numero dei nuovi contagiati, quando torneremo alla vita normale?

 

Basta un solo contagiato a far ripartire l’epidemia in mancanza di cura, quindi, considerando le migliaia di persone ufficialmente contagiate e la consapevolezza da parte dei medici che esista di questo numero un contraltare non ufficiale incredibilmente più alto, purtroppo, la strada da percorrere appare ancora molto lunga.

 

Dovremo, probabilmente, abituarci per mesi e mesi alla chiusura dei luoghi ludici (palestre, discoteche, ristoranti…) e agli ingressi contingentati in supermercati e ambienti come poste, farmacie, banche…

 

Le conseguenze dell’emergenza coronavirus saranno gravissime, inutile nasconderlo, sia per le persone nel loro privato, sia per le attività commerciali. Il dibattito sulle misure da prendere per evitare una crisi economica mondiale è tutt’ora in atto.

 

La tenuta e la vita della comunità europea è appesa a un filo. Nei momenti di emergenza si vedono le qualità delle persone e la capacità della società di rispondere in modo efficacie al problema.

 

Partendo dalla triste considerazione che questa situazione, nelle varie fasi, durerà probabilmente ancora un anno, la speranza è quella di approfittare della crisi per risolvere problemi strutturali storici che vanno dalla burocrazia all’egoismo individuale che sovrasta il concetto di comunità, al fine di migliorare la società e renderla immune non solo ai virus, ma anche alle sue contraddizioni e divisioni.