IL CONCETTO DI PULIZIA

L’uomo ha imparato a migliorare l’igiene un passo alla volta, partendo da una caverna per finire a lucidare vetri con vista sulla skyline di New York. L’utilizzo dei prodotti chimici e il generale miglioramento delle condizioni di vita di un uomo medio hanno senz’altro favorito l’evolversi di un concetto che nel corso dei secoli è molto cambiato.

Pulizia grattacielo

Uomo che pulisce vetrate a New York

Fissiamo un punto: anche gli animali, a modo loro, ricercano la pulizia. L’avrete sicuramente verificato osservando cani e gatti, ma in generale qualsiasi essere vivente ha bisogno del proprio spazio di comfort.

Pulire e pulirsi rappresenta un istinto vero e proprio, qualcosa che va al di là dell’idea di decoro, ma dove e come nasce? Difficile stabilirlo con precisione, ma affidandosi alla logica sembra abbastanza semplice ricondurre il tutto al concetto di rifiuto.

Cosa spinge un essere umano a definire qualcosa come rifiuto? L’utilità o l’inutilità di un oggetto o elemento può essere considerato il primo passo per stabilire che dello stesso possiamo farne a meno con la conseguenza di doverlo eliminare, ma allora un quadro appeso a una parete può essere considerato un rifiuto?

 

Il quando è un rifiuto?

Il quando è un rifiuto?

Ecco che diventa necessario compiere il secondo passo, ovvero, capire il perché un dato oggetto o elemento sia inutile. Un quadro di per sé è inutile, ma molto probabilmente si trova appeso a una parete perché chi ce l’ha messo lo ha trovato gradevole alla vista, qualcosa in grado di migliorare l’aspetto di un luogo.

I concetti di utilità e inutilità cadono perché troppo astratti, vaghi, da contestualizzare, inoltre, un uomo delle caverne non avrà avuto come problema quello di smaltire un quadro, piuttosto, si sarà trovato con degli avanzi di cibo sotto il naso e percependone l’odore avrà stabilito che oltre all’inutilità dovuta all’esaurimento del valore nutritivo, quell’avanzo andava ad intaccare anche la propria zona di comfort, così, probabilmente, è nato il concetto di pulizia casalinga.

Da questo primo passo, dall’eliminazione di semplici avanzi, siamo arrivati alla creazione di macchine e prodotti chimici che fino a non troppi decenni fa sarebbero stati scambiati per esperimenti scientifici volti a portare l’uomo oltre i confini dell’atmosfera terrestre.

Può essere interessante scandire tutti questi passi per capire come sia cambiato il concetto di pulizia nel corso dei secoli. Ad esempio, acqua e sapone sono sempre stati considerati i due elementi alla base della lotta contro lo sporco?

Acqua uguale pulizia

L’acqua da sempre associata al concetto di pulizia

Chiaramente no, perché il sapone prima di essere utilizzato doveva essere inventato, inoltre, la stessa acqua, se da un lato è sempre stata trasversalmente associata al concetto di pulizia, se non altro perché in grado di lavare o scrostare in modo evidente certe macchie, dall’altro, il suo utilizzo, dal Rinascimento fino almeno all’Illuminismo, era considerato nocivo per l’uomo, poiché, secondo i medici, dilatava i pori della pelle causando infezioni.

Per lungo tempo ci si è lavati a secco, utilizzando: cipria, crusca e sabbia oltre a paletti di legno come spugne. La pulizia era più che altro una questione di profumi, quelli gradevoli venivano associati al pulito, viceversa quelli sgradevoli allo sporco.

A inventare il sapone, così come noi lo conosciamo, furono gli Arabi, chi invece ha costruito la prima vera rete idrica in grado di garantire un’igiene casalinga piuttosto alta furono i romani attraverso acquedotti in grado di alimentare anche terme pubbliche.

Sapone invenzione araba

Sapone invenzione araba

In generale, nei secoli, i rifiuti vengono considerati:

  • inutili;
  • maleodoranti;
  • in grado di alterare la geometria degli ambienti;

Eppure, nel Medioevo, era usuale liberarsi dei rifiuti corporei riversando i vasi da notte direttamente in strada, mentre nell’antica Grecia era stato introdotto il concetto del moderno operatore ecologico, incaricato di portare fuori città i rifiuti.

Appare così evidente come l’idea di pulito non vada di pari passo con lo scorrere del tempo, ma col significato che la singola civiltà attribuiva al concetto di sporco.

Lo sporco è qualcosa di sgradevole nell’immaginario comune, ma se un tempo la soluzione a questo problema era nascondere i rifiuti (anche là dove nascondere significa semplicemente buttarli fuori di casa per renderli comuni) oggi siamo arrivati al concetto di sanificazione.

Non si pulisce più solamente per liberarsi di ciò che non serve, lo si fa per ridare vita ad ambienti logorati da chi li vive. Si pulisce lo sporco evidente, ma si combattono anche microbi e batteri che non possono essere eliminati con semplici colpi di scopa.

Lo sporco stona, da fastidio, crea malessere, per tutte queste ragioni siamo arrivati al punto di volerlo eliminare alla radice, non solo in superficie.

La chimica e la tecnologia ci hanno fornito di tutto ciò che è necessario per evolvere il nostro concetto di pulizia. I prodotti e i macchinari utilizzabili oggigiorno non sono più “roba da massaia”, ma strumenti di professionisti che con il loro lavoro possono farci fare un passo in più rispetto a quelli già compiuti nei secoli.